India

L’esposizione è concepita in modo da indagare questi argomenti, anche negli aspetti meno conosciuti, nel tentativo di approfondire i fenomeni di interdipendenza tra la concezione religiosa del tempio e della corte e quella della tradizione autoctona sopravvissuta nei piccoli centri, una relazione vitale, che è alla base della evoluzione della civiltà e della cultura indiana. A tal fine il visitatore troverà esposte fianco a fianco, in un controcanto continuo, opere della tradizione artistica classica e manufatti di sapore più specificatamente popolare, nel tentativo di evidenziare gli elementi di continuità e quelli di cambiamento e di rottura tra opere di provenienza “colta” ed oggetti della produzione folk, tra l’esperienza estetica classica e quella delle piccole tradizioni locali, tra l’arte del tempio e quella del villaggio.
Un primo nucleo dell'esposizione, ricostruzione evocativa di un percorso templare, è dedicato alla religiosità hindu e alle sue figure divine principali - Shiva, Vishnu e la Devi -, ai fenomeni dell’ascesi e del tantra e alla rivisitazione che questo pensiero religioso riceve nell’ambito dell’arte popolare; alcuni di questi temi, in particolar modo quelli legati alle divinità del pantheon shivaita e alla religiosità della Madre, sono ripresi nella sezione dedicata all’arte del villaggio, ove sono esposte anche opere di ambito tribale.
Emblema di Shiva per eccellenza è il linga (simbolo fallico). In esposizione, oltre a un esemplare proveniente dall’India centro settentrionale del X secolo, sono presentati oggetti connessi al culto domestico di questo simbolo: un certo numero di teste o semiteste utilizzate per coprire piccoli linga portatili (Fig.1) e  i caratteristici altarini votivi, vere e proprie riproduzioni in miniatura del sanctum nel tempio (Fig. 2).
Shiva appare spesso rappresentato accanto alla sua sposa, Uma o Parvati, come nella stele in pietra scura di epoca Pala, proveniente dal Bihar e ascrivibile al IX secolo (Fig.3). Ma l’icona più celebre del dio è senza dubbio quella che lo ritrae come ‘signore della danza’ (Nataraja). Raffinatissimi esempi di questa immagine appartengono all’epoca Chola (India meridionale, IX-XII secolo), come il Nataraja di proprietà della Banca d’Italia conservato presso il Museo  (Fig. 4), uno dei bronzi Cola più antichi che raffigura questo soggetto. Espressione di un’arte shivaita popolare sono alcune placche in metallo con la raffigurazione in rilievo di Virabhadra, ‘l’eroe auspicioso’, manifestazione irata di Shiva (Fig. 6) ed alcune statuette che rappresentano Bhairava “il terribile”, ipostasi di Shiva nella quale spesso convergono divinità locali dai tratti collerici (Fig. 6). Questi ha infatti molti aspetti in comune con gli eroi e le varie divinità di villaggio (gramadevata), attestazione di culti indigeni ancestrali, per lo più di eroi divinizzati (vira), guardiani dei campi (kshetrapala) e spiriti (bhuta) che rivestono il ruolo di protettori del territorio (Fig. 6).
Vishnu, divinità di origine vedica e figura collegata al principio della luce che compenetra di sé l’universo e all’idea del dominio sullo spazio, è il preservatore dell’ordine cosmico e soccorritore del genere umano. La stele in pietra scura del X secolo che mostra la divinità rigidamente stante, con un’alta tiara sulla sommità del capo, una lunga ghirlanda che giunge alle ginocchia e quattro braccia (Fig. 8),  testimonia  l’alto grado di elaborazione figurativa  ed il gusto per la decorazione ed il dettaglio minuzioso che caratterizzano l’arte del periodo Pala, la dinastia che governò l’India orientale, in particolare le zone degli attuali Bihar, Bengala e Bangladesh, tra l’VIII ed il XII secolo d. C. Particolarmente interessanti, per raffinatezza esecutiva e per complessità iconografica, sono alcune opere provenienti dalle aree dell’India centro-settentrionale, databili al X secolo d. C. circa. Tra queste si segnala l’elaborata stele in arenaria rosa con Vishnu stante, circondato da una serie di personaggi e divinità minori (Fig. 9), che presenta caratteristiche stilistiche tipiche dell’arte Chandela, la dinastia cui si deve la costruzione dei templi di Khajuraho; al medesimo ambito culturale appartiene pure il rilievo con la raffigurazione della coppia Vishnu e Lakshmi supportati dal Garuda (Fig. 10).
Ma la maggior parte delle opere connesse alla figura di Vishnu esposte in Museo è ispirata alla dottrina degli avatara (manifestazione sulla terra di una divinità). Si segnalano sculture e bronzi che ritraggono alcune “discese” della divinità, o dipinti e miniature che raffigurano le vicende di Rama e Krishna, temi che hanno avuto una lunga tradizione figurativa e che rappresentano i soggetti preferiti dall’arte popolare vishnuita. Tra queste opere si ricordano ad esempio il busto del nano Vamana che percorre l’universo con i suoi tre passi, proveniente dall’India centro-settentrionale del X secolo, e il raffinato Krishna danzante dall’India meridionale del XV-XVI secolo (Fig. 11)
La Dea nei suoi molteplici aspetti gode di un vastissimo culto, secondo forse solo a quello consacrato a Shiva. Molte sono le immagini dedicate alla divinità femminile in esposizione. Basti citare il frammento inferiore della Durga Mahishasuramardini, ‘colei che uccide il demone bufalo’ - il famoso ‘Marmo Scorretti’ - proveniente dall’Afghanistan, di periodo Hindu-Shahi (VIII-IX secolo) (Fig. 17). Di epoca più recente e di ambito rurale sono i bronzetti della collezione che raffigurano lo stesso soggetto, testimoniando la persistenza di questo tema iconografico e la profondità della devozione popolare per colei che è incarnazione potentissima del supremo femminile (Fig. 18).
Nell’ambito di una sezione dedicata al villaggio sono esposti manufatti più specificatamente rurali e tribali. Particolarmente interessanti sono la raccolta di bronzetti  raffiguranti animali realizzati con la tecnica di sottili nastri in metallo intrecciati, caratteristici delle tribù Kondh stanziate nell’India orientale, e i bronzi Bastar che rappresentano spiriti guardiani a cavallo e  una danzatrice. Testimonianza di una tradizione artistica femminile sono invece le pitture madhubani da Mithila, nell’India Nord-orientale, interessante esempio di interazione tra passato e presente, che si distinguono per la vivacità del linguaggio e la creatività dei decori (Fig. 21).