Tibet e Nepal

La collezione è per la più parte costituita da dipinti arrotolabili su stoffa, statue in lega metallica, cretule votive, affreschi, suppellettili e oggetti rituali, oltre a gioielli e a parti di mobili. Fra le tipologie ora enunciate, i dipinti su stoffa (Thang Ka) e le cretule (Sa Tsa Tsa) fanno di questa una tra le più importanti collezioni d’arte tibetana del mondo, sia per la qualità della realizzazione formale che per la quantità di un repertorio estremamente articolato.     
Dei dipinti su rotolo si sceglie di esporre un gruppo piccolo, ma grandemente significativo: fra di essi, alcuni esemplari restaurati presso il  MNAO, per quanto riguarda la parte pittorica, e a Firenze, presso Palazzo Pitti, per la cornice in stoffa. I criteri iconologici in base ai quali si è giunti alla scelta ed all'ordinamento delle Thang Ka tengono conto sia della appartenenza di alcune raffigurazioni divine a cicli liturgici particolarmente importanti, sia dell'utilità di mostrare la possibilità di graficizzazione in quest'arte di concetti estremamente complessi, come avviene per esempio con il mandala, lo ‘psicocosmogramma’ (definizione, divenuta oramai classica, data da Tucci) che illustra i rapporti sottili tra il microcosmo individuo e l'universo, con il bhavachakra, lo schema cosmologico illustrante i sei mondi della rinascita (inferni, spiriti famelici, animali, uomini, titani, divinità mondane), o con lo Tsog Shin, sorta di albero genealogico da riferire alla trasmissione iniziatica (sampradaya) della dottrina (dharma).
La produzione tibetana (come del resto tutta l'arte sacra) rimanda invariabilmente ad una ragione che la determina in qualunque medium concreto possa essere espressa. Il dipinto su stoffa, la pittura murale, la statua in legno o in lega metallica, ovvero i veicoli formali predominanti accanto alle impronte sigillari, alle miniature e a particolari tipologie ed elementi dell'architettura, vengono infatti realizzati quali sostegni sensibili alla pratica spirituale, quest'ultima informata dai principi che regolano la ritualistica del vajrayana (il ‘veicolo della folgore adamantina’), la tradizione esoterica del Buddhismo, i cui complessi codici simbolici rimangono, in assenza di una specifica iniziazione a quelle liturgie, di difficile accesso e comprensione per gli stessi tibetani.
Questi Settori sono stati integrati da una importantissima donazione allo Stato, perfezionatasi nel 2005, che ha contribuito ad arricchire anche questa parte del Museo in modo estremamente significativo tramite opere d'arte himalayana – prevalentemente pitture su stoffa, statue in lega metallica, strumenti della liturgia tantrica, suppellettili e gioielli – d'eccezionale bellezza. Il donatore ha scelto di restare anonimo finché non verranno inaugurate le sale destinate alla esposizione permanente della donazione.
I Settori Tibet e Nepal trovano infine organico e necessario complemento nelle centinaia di testi tibetani originali, a stampa e manoscritti, raccolti da Tucci e conservati presso la biblioteca dell'IsMEO, ora Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (IsIAO), accanto all'ampio archivio fotografico, depositato dall’IsIAO presso il MNAO, documentante le spedizioni in area tibeto-himalayana.
Nel tentativo di proseguire il cammino segnato da Giuseppe Tucci nel Tibet occidentale, si sta portando avanti dalla fine degli anni ’90 del secolo appena trascorso un progetto congiunto di ricerca, approvato dal Governo indiano, nell'Himachal Pradesh nord-orientale (Kinnaur, Spiti, Lahul), frutto della collaborazione tra il MNAO e le Università di Genova e di Roma. Parte dei risultati emersi dalle ricerche condotte sul campo sono già stati pubblicati, ma molto rimane sicuramente ancora da intraprendere a questo riguardo.
Un rapido cenno deve inoltre essere fatto alla serie di analisi non-distruttive (radiografia, fluorescenza, riflettografia a infrarosso) applicata alle Thang Ka e ad alcuni frammenti di affresco raccolti da Tucci nel corso delle sue spedizioni in area himalayana. Questi accertamenti sono stati condotti in tempi recenti in collaborazione con ENEA, ICCROM, l’Istituto Nazionale di Ottica Applicata e l’Opificio delle Pietre Dure e hanno portato alla pubblicazione di Dipinti Tibetani dalle spedizioni di Giuseppe Tucci. Materiali e tecniche alla luce delle indagini non invasive (De Luca Editori d'Arte, Roma 2008), curato da Marisa Laurenzi Tabasso e Claudio Seccaroni nonché da chi ora scrive queste righe, opera sicuramente importante per l’avanzamento degli studi specialistici di cui è stata pubblicata una nuova edizione in lingua inglese (Visibilia invisibilium – Non invasive analyses on Tibetan paintings from the Tucci’s expeditions, Orientalis, Roma 2011) per maggiore condivisione con la comunità scientifica internazionale.
I materiali e i dati afferenti ai Settori Tibet e Nepal, inestimabili tanto dal punto di vista della ricerca scientifica che della divulgazione, fanno in buona sostanza della città di Roma una delle sedi di riferimento naturale per gli studi centro-asiatici a livello internazionale, consegnando potenzialmente all'Italia il ruolo trainante che le compete nelle attività di ricerca sulle culture e civiltà d'Asia centrale e particolarmente himalayane.

Vasudhara (divinità legata all’incremento del benessere anche materiale), lega metallica dorata, h. cm. 24.3, Nepal, secc. XIV-XV, MNAO (Dono 2005) inv. 30521 (Archivio MNAO: Paolo Ferroni).Tzong Khapa e scene della sua vita, dipinto su stoffa (Thang Ka), h. del dipinto cm. 64, reperita a Kyi (Spiti, Himachal Pradesh - India), sec. XIX, MNAO inv. 890 (Archivio MNAO: Massimiliano Ruta).Tara (emanazione femminile delle attività dei buddha), lega metallica dorata e turchese, h. cm. 19, Tibet, sec. XVIII, MNAO inv. 22720 (Archivio MNAO: Luigi Ottaviano).Shyamatara, lega metallica dorata e pietre, h. cm. 35, Tibet, secc. XVII-XVIII, MNAO inv. 23649 (Archivio MNAO: Luigi Ottaviano).Shyamatara (‘Tara verde’), lega metallica dorata con pietre, h. cm. 27.5, Nepal, secc. XVI-XVII, MNAO (Dono 2005) inv. 30446 (Archivio MNAO: Paolo Ferroni).Shakyamuni, legno policromo e dorato, h. cm. 12.5, Tibet, sec. XVII, MNAO (Dono 2005) inv. 30443 (Archivio MNAO: Paolo Ferroni).Pendente (reliquiario), oro e turchese, h. cm. 14, Tibet, sec. XVIII, MNAO (Dono 2005) inv. 29418 (Archivio MNAO: Paolo Ferroni).Padmapani (il bodhisattva ‘portatore del loto’), lega metallica dorata, h. cm. 20, Kashmir o Tibet occidentale, sec. XVII, MNAO (Dono 2005) inv. 30410 (Archivio MNAO: Paolo Ferroni).Manjushri (il bodhisattva della sapienza), lega metallica dorata e pietre, h. cm. 20, Nepal, sec. XVIII, MNAO (Dono 2005) inv. 30476 (Archivio MNAO: Paolo Ferroni).Mandala_dettaglioMandalaLampada da altare in argento con decorazioni dorate, h. cm. 39.5, Tibet, secc. XVII-XVIII, MNAO (Dono 2005) inv. 30823 (Archivio MNAO: Paolo Ferroni).Lakshminarayana (forma androgina di Vishnu, la divinità hindu che fra tutte maggiormente impersonifica la ‘legge eterna’ del dharma), lega metallica dorata e pietre, h. cm. 38,5, Nepal, sec. XVIII, MNAO (Dono 2005) inv. 30506 (Archivio MNAO: Paolo FerroniHeruka Mahakala (‘l’infuriato, il grande nero’, emanazione terrifica di un buddha), lega metallica brunita, h. cm. 23.5, Tibet, secc. XVII-XVIII, MNAO inv. 22723 (Archivio MNAO: Luigi Ottaviano).Avalokiteshvara (il bodhisattva della compassione empatica),lega metallica dorata e cristalli, h. cm. 41, Nepal, sec. XVIII, MNAO (Dono 2005) inv. 30593 (Archivio MNAO: Paolo Ferroni).Alone, lega metallica dorata, h. cm. 29.5, Tibet o Nepal, secc. XVII-XVIII, MNAO (Dono 2005) inv. 30543 (Archivio MNAO: Paolo Ferroni).Rappresentazione metastorica del ‘primo sermone’ del Buddha, frammento di pittura murale, h. cm. 36, Luk (Tibet occidentale), sec. XVI, MNAO (Deposito IsIAO) inv. 389 (Archivio MNAO: Costantino Astuti).Il Buddha circondato dalle varie classi di esseri, frammento di pittura murale, h. cm. 35.5, Luk (Tibet occidentale), sec. XVI, MNAO (Deposito IsIAO) inv. 390 (Archivio MNAO: Costantino Astuti).Shakyamuni (?) seduto in meditazione circondato da asceti, frammento di pittura murale, h. cm. 28.3, Luk (Tibet occidentale), sec. XVI, MNAO (Deposito IsIAO) inv. 392 (Archivio MNAO: Costantino Astuti).Yama (dio della morte) danzante su di un cadavere, frammento di pittura murale, h. cm. 35, Luk (Tibet occidentale), secc. XV-XVI, MNAO (Deposito IsIAO) inv. 391 (Archivio MNAO: Costantino Astuti).