Vicino e Medio Oriente Antico

Protostoria

Vicino Oriente. Dell’area vicino orientale il Museo possedeva, fino a poco tempo fa, una scarsa documentazione, per motivi legati alla storia stessa della sua formazione: presso il Museo d’Arte Orientale venivano depositati inizialmente gli oggetti d’arte acquistati dall’allora IsMEO (Istituto per il Medio e l’Estremo Oriente, oggi IsIAO, Istituto per l’Africa e l’Oriente) sul mercato antiquario e i reperti delle sue missioni archeologiche, perciò a quell’epoca erano rappresentati soprattutto, l’Iran, il Pakistan, l’Afghanistan, il Tibet, il Nepal, l’India.
Nel corso degli anni però le collezioni si sono arricchite di oggetti vicino orientali tra cui una raccolta di sigilli cilindrici di epoche ed aree diverse del Vicino Oriente (collezione Pugliatti), alcuni oggetti di area siriana e libanese: una bella coppa in pietra alabastrina, con testine di leone sporgenti (Siria III millennio a.C.), un incensiere in pietra (Siria, I millennio), due ampolle per profumo in alabastro (Libano, I millennio a.C.) e una piccola scelta, in prestito al Museo, di frammenti di ceramica di Ebla, potente città della Siria settentrionale del III e II millennio a.C., scavata da una missione archeologica dell’Università di Roma “La Sapienza”, diretta da Paolo Matthiae. Una recente acquisizione (collezione Foglino) permette di allargare la documentazione all’Anatolia, con due vasi e una figurina dipinti di Età Neolitica (VI millennio a.C.), un vaso dell’Età del Bronzo (III millennio a.C.).
L’importante collezione Vannini-Caggiati, formatasi nel secolo XIX, e acquisita dal Museo nel 1999, oltre a ceramiche iraniche dell’Età del Ferro e ad oggetti di arte islamica, comprende anche metalli databili tra il III e il I millennio a.C. provenienti, oltre che dall’Iran, da aree vicine, come la Transcaucasia e il Caucaso, e da regioni vicino orientali come, forse, la Mesopotamia e la costa siriana. Essi consistono in armi, utensili, oggetti da toeletta, recipienti, monili.

Medio Oriente: l'Altopiano iranico e l'Asia centrale. Le diverse culture che si svilupparono nell’Altopiano iranico sono rappresentate nel Museo da una piccola raccolta di vasi per la maggior parte dipinti a motivi animalistici o geometrici, datati dal V al III millennio a.C..: un gruppo costituito da una grande ciotola dipinta in nero su rosso arancio e da bicchieri e calici decorati in pittura bruna su fondo beige con figure di felini maculati, cervi, uccelli rapaci, associati a motivi geometrici, proviene dall’area di Tepe Siyalk, nell’Iran settentrionale (V-IV millennio a.C.); dall’area di Tepe Giyan, nel Luristan, invece, vengono una grande urna cineraria dipinta con figure di volatili stilizzati e motivi geometrici (seconda metà del III millennio a.C.), e alcuni vasetti tripodi fittamente decorati a reticolo (prima metà del II millennio a.C.); dalla regione di Kerman, nell’Iran sud-orientale un altro gruppo di tre vasi decorati con motivi ondulati e a zig-zag.
La metallurgia dell’Altopiano è documentata da numerosi oggetti in rame, bronzo e ferro come asce, lame, punte di lancia e di freccia, ornamenti, insegne o bastoni di comando, oggetti da toeletta, e recipienti, databili al III, II e I millennio a.C., dall’Iran nord occidentale e occidentale e appartenenti a raccolte acquisite negli anni dal Museo, tra cui citiamo la collezione Nota e la Vannini-Caggiati, della quale abbiamo già parlato.
La gioielleria dell’Iran, in particolare, ma anche quella di altre aree del Vicino e Medio Oriente, come la Mesopotamia o le regioni dell’Asia centrale dal periodo protostorico a quello islamico, è rappresentata nel Museo dal 2005, grazie ad un’importante donazione.
Parte della sezione protostorica del museo è costituita dai reperti dello scavo del centro urbano di Shahr-i Sokhta (3150-1800/1700 a.C. ca), nel Sistan (Iran orientale), il cui nome in persiano significa “città bruciata”, ed è forse la memoria, tramandatasi nel corso dei millenni, di un violento incendio che colpì effettivamente la città.
Numerosi utensili ed ornamenti in rame e bronzo illustrano la lavorazione dei metalli; il vasellame in terracotta (ceramica), è presente in gran quantità e documenta i diversi periodi di vita della città. Ma ciò che caratterizza la città stessa è la lavorazione delle pietre semipreziose, soprattutto lapislazzuli e turchese, ma anche corniola, alabastro, steatite, calcedonio, diaspro. Il ritrovamento delle aree industriali ha permesso di ricostruire i procedimenti della lavorazione stessa nelle loro diverse fasi che mostrano l’intera sequenza, dal blocco di materiale grezzo al prodotto finito. Shahr-i Sokhta era infatti uno dei centri di cui abbiamo parlato, dediti alla lavorazione e al commercio a lunga distanza di queste pietre
Esiste anche un’industria della selce e della pietra comune, rappresentata da oggetti di uso quotidiano, per la preparazione del cibo e la macina e la triturazione di semi e piante, come macine e macinelli, mortai, pestelli, utensili di altro tipo, come un’ascia-martello e lisciatoi per la ceramica o per oggetti in pietra, ricavati da ciottoli di fiume.
Tra i reperti di Shahr-i Sokhta ci sono anche un ampio strumentario in legno e un cospicuo gruppo di tessuti e resti di stuoie, di corde e di reti da pesca, materiali tutti estremamente deperibili, ma che invece, in questo caso, si sono conservati in modo eccezionale grazie alla grande aridità del clima ed a una progressiva salinizzazione del terreno. Completano la documentazione della vita della città, della flora e della fauna del suo ambiente ossa di animali, domestici e selvatici, e semi di piante commestibili e tessili allo stato selvatico o coltivate, che ci hanno permesso di ricostruire anche l’alimentazione degli abitanti e le industrie derivate dall’allevamento, dalla caccia e dalla pesca, rappresentate da numerosi utensili e ornamenti in legno e osso.
Sono documentate anche le attività e gli strumenti dell’amministrazione di una città, attestate da gettoni di conto in argilla o pietra, rappresentanti quantitativi di merci e derrate conservate nei magazzini dell’organizzazione centrale; nuclei di argilla (cretule) che sigillavano i contenitori delle merci e le porte dei magazzini, su cui venivano impressi i sigilli dei funzionari addetti; sigilli a stampo veri e propri, artisticamente decorati, importantissimo strumento amministrativo. Culturalmente Shahr-i Sokhta partecipa sia dell’ambiente dell’Altopiano iranico sia, soprattutto nei periodi più arcaici, di quello della civiltà urbana che si sviluppò nel Turkmenistan meridionale, in Asia centrale, ai piedi della catena del Kopet Dagh: la cultura di Namazga, così chiamata dal sito di Namazga Depe
L’Asia centrale, di cui fanno parte le repubbliche, già sovietiche e ora indipendenti, di Turkmenistan, Uzbekistan, Tajikistan, Kazakhstan, Kirghizistan, fu in ogni epoca della storia, fin dalla preistoria un punto di incontro di elementi culturali, provenienti da sud, cioè dal subcontinente indiano, e da est, cioè dall’Asia orientale, come da Ovest, dall’Altopiano iranico e dall’Asia occidentale.
Da qualche anno le collezioni del Museo si stanno perciò allargando all’Asia centrale, in seguito all’acquisto di una collezione di oggetti dall’Afghanistan (Collezione Olivetti, 2001). Una parte di essi, databile tra la seconda metà del III e la metà del II millennio a.C., proviene dall’Afghanistan settentrionale che, insieme all’Uzbekistan e al Tajikistan meridionali, faceva parte dell’entità geografica e culturale conosciuta più tardi, in Età Persiana ed Ellenistica, con il nome di Battriana, da cui il nome della civiltà che si sviluppò in quest’area alla fine del III millennio a.C., detta appunto “civiltà battriana”, una cultura urbana, strettamente imparentata con quella di Namazga ma anche dotata di tratti individuali.
La collezione di oggetti centro asiatici del Museo è costituita da vasellame, sigilli con motivi figurativi; da punte di freccia in selce, armi in metallo, da oggetti da toeletta, come contenitori per cosmetici, bastoncini per il trucco, uno specchio; da ornamenti o parti di essi, come elementi di collana in pietre semipreziose, spilloni e  gioielli.

Medio Oriente – Pakistan (Belucistan – valli dell’Indo e dello Swat). Ancora in ambito centro-asiatico, in particolare per quanto riguarda il Belucistan (Iran sud-orientale, Pakistan sud-occidentale), alla piccola collezione piccoli vasi e frammenti di ceramica, raschiatoi e lame in selce (fine del IV - inizi del II millennio a.C.) già in possesso del Museo (Donazioni Gordon e Raikes), si aggiungono del vasellame e una figurina in argilla (Donazione Romiti, secondo lotto).
Grazie alle ultime acquisizioni (collezione Olivetti, Donazioni Romiti), fanno ora parte delle collezioni del Museo reperti della civiltà dell’Indo, la prima e più importante cultura urbana sviluppatasi tra il 2600/2400 e il 1900/1800 a.C. nella valle di questo grande fiume, che attraversa il Pakistan da Nord-est a Sud-ovest. Essi sono rappresentati da vasellame, alcuni sigilli a stampo e da  numerosi elementi di collana in agata e corniola.
Nel Pakistan nord occidentale, dall’evoluzione delle ultime fasi della civiltà dell’Indo si affermò una cultura completamente diversa, la cultura protostorica dello Swat, nata nella valle del fiume omonimo e nelle valli limitrofe, della quale sono conservati nel museo numerosi reperti, costituiti dai corredi funerari di tre necropoli, Katelai I, Loebanr I, Butkara II, e dai materiali dell’insediamento di Loebanr III. Anche questi siti sono stati scavati negli anni ’60 e ‘70 da una missione italiana dell’allora IsMEO e pure in questo caso una parte dei materiali è giunta in Italia con un accordo con il governo pakistano, è proprietà dell’IsIAO ed è in deposito presso questo museo. La cultura da essi rappresentata si sviluppò alla metà del II millennio a.C., durante la prima Età del Ferro e continuò ad esistere fino al IV secolo a.C., quando Alessandro Magno tentò la conquista del subcontinente indiano, alla quale poi rinunciò. Avvenne comunque, anche in quest’area, la fusione da lui fortemente voluta tra cultura orientale e occidentale ed i reperti di alcuni siti di età ellenistica nella regione, come Udegram e Godgara III, costituiti da figurine in terracotta, piccoli oggetti di uso quotidiano, oggetti da toeletta, monili, elementi di collana, vasellame mostrano una forte influenza dell’arte greca e una commistione di elementi orientali e occidentali.

Il periodo del Ferro

La sezione Periodo del Ferro presenta  una campionatura di oggetti provenienti sia dal Vicino Oriente sia dall’Altopiano iranico: si tratta di ceramiche del Levante databili al Periodo del Ferro III (750-700 a.C.) e di un incensiere in basalto decorato sulla fronte da due protomi taurine con confronti in diversi siti della Siria settentrionale. L’esposizione è completata da una scelta di sigilli a cilindro di area mesopotamica, da alcuni fischietti di età neo babilonese e alcune tavolette in cuneiforme provenienti dalla Mesopotamia Meridionale.
Il materiale esposto, relativo alle culture iraniche di I millennio a.C., comprende un’ampia sezione dedicata agli orizzonti ceramici che caratterizzano le tre fasi in cui usualmente è diviso il Periodo del Ferro. Il carattere regionale della produzione artistica del Periodo del Ferro è sottolineata nell’esposizione da una divisione del materiale per aree geografiche (Gilan e Mazandaran, Urartu, Elam, Luristan), evidenziando così le diverse fabbriche.
L’Orizzonte Arcaico della Ceramica Grigia Occidentale compare per la prima volta nella fase V  del sito di Hasanlu in Azerbaijan, dove sostituisce la ceramica dipinta  della fase VI.
Tra le tipologie compaiono le principali forme guida del periodo: l’olla biconica con lungo versatoio sagomato impostato sul corpo, il bicchiere ansato con base a piedistallo, il bacile con ansa orizzontale, introdotto forse dalla Turkmenia, la bottiglia a corpo globulare con collo imbutiforme strozzato. Nonostante l’Orizzonte si presenti come un fenomeno unitario, ha tuttavia una penetrazione limitata all’interno dell’Altopiano centro settentrionale. I legami vascolari presenti nei siti dell’Orizzonte inducono gli studiosi a ritenere che il centro geografico dello stesso debba essere indicato nelle necropoli di Tepe Siyalk (A) e di Tepe Giyan  (I).
Nella fase di diffusione dell’Orizzonte Tardo della Ceramica Grigia Occidentale (Periodo del Ferro II. 1000-800 a.C.), l’unità culturale che aveva caratterizzato il Periodo del Ferro I si frammenta in una serie di sub-produzioni minori a carattere regionale, che creano nuovi modelli vascolari.
L’Orizzonte è stato portato alla luce ad Hasanlu IV, Geoy Tepe A, Tepe Siyalk B e Tepe Giyan I.
Nella collezioni, tra le forme vascolari caratteristiche di questa fase, è presente la teiera con ansa a canestro e lungo versatoio, le ollette biconiche con anse ricurve forate, di tradizione settentrionale, le olle a corpo globulare caratterizzate da piattelli e vaschette posizionati in prossimità dell’orlo, di uso cultuale.
Intorno all’800 a.C. la ceramica grigia scompare, sostituita dall’Orizzonte Tardo della Ceramica Camoscio (Periodo del Ferro III. 800-539 a.C.), distinta in due fabbriche vascolari: quella settentrionale, diffusa nella regione del Khurdistan (Ziwiye) e quella meridionale presente nel Villaggio Persiano-Achemenide di Susa, caratterizzate da ceramiche color camoscio decorate da incisioni e motivi dipinti. La collezione del Museo raccoglie esemplari appartenenti alla fabbrica settentrionale, provenienti dall’Azerbaijan e dal Gilan.
La regione del Gilan e Mazandaran ad ovest del Mar Caspio, caratterizzata da grandi necropoli, che indicano una probabile frequentazione nomadica dal Caucaso, documenta l’Orizzonte Arcaico e Tardo della Ceramica Grigia Occidentale in diverse necropoli. Tra i prodotti vascolari più significativi i vasi rituali con versatoio in ceramica camoscio lucidata, raffiguranti bovini ed erbivori. All’Orizzonte culturale della necropoli di Kaluraz. appartiene un piccolo vaso globulare decorato con una protome umana impostata su un alto collo cilindrico. Il volto a disco, simile ad una maschera, ornato da una corona turrita e da una treccia che ricade sulle spalle, è attestato anche nelle grandi figurine in terracotta, raffiguranti defunte o immagini della Grande Madre, rinvenute nella stessa necropoli. Figurine femminili in ceramica, lavorate con l’uso del cercine e di grandi dimensioni (oltre i 30 cm di altezza), caratterizzano la produzione di Amlash, la cui cultura per la prima metà del XX secolo è stata considerata la più importante della regione.
La produzione in metallo affine a quella transcaucasica, piuttosto che a quella dell’Altopiano, si concentra  su oggetti di uso quotidiano come gli spilloni da abito e su una produzione particolare, le situle a clessidra, decorate a sbalzo con erbivori passanti su due registri figurativi. La cultura dell’Azerbaijan è illustrata nelle raccolte del Museo da alcuni manufatti che possono essere attribuiti all’arte dell’Urartu. Si tratta di un ambone di scudo decorato da guilloche e animali fantastici passanti, da elementi di faretra in argento, da cinture in lega di bronzo decorate con figura antropomorfe e motivi geometrici.
Tra le produzioni in metallo, tipiche del Periodo del Ferro Iranico, un posto particolare occupa quella  sviluppatesi nella regione del Luristan nell’Iran occidentale tra il 1400 e il 650 a.C.
Particolarmente significativa è la classe delle situle sbalzate di forma cilindrica terminanti in un puntale decorato da una rosacea, prodotta in botteghe babilonesi del X secolo a.C. per il mercato iranico e quella dei cosiddetti “stendardi”, attestata con numerosi sottotipi. Gli esemplari più antichi raffigurano erbivori stanti contrapposti, che formano con le zampe anteriori e posteriori due anelli attraverso i quali passava un bastone, verosimilmente decorato in alto con elementi vegetali che lo facevano rassomigliare ad un albero della vita. Durante  l’VIII-VII secolo a.C. le fabbriche danno vita ad una nuova classe di “stendardi” che rappresentano in forma abbreviata e stilizzata il cosiddetto “Signore degli Animali”, già noto in Mesopotamia
Ai primi secoli del I millennio a.C. può essere datata la ricca produzione di bardature per cavalli, comprendenti morsi con piastre guanciali di forma animale, anelli passabriglie campanacci.
Particolarmente importanti nell’ambito della raccolta iranica sono due manufatti  provenienti rispettivamente dal centro urbano di Susa, capitale dell’Elam e dal santuario panelemico di Choga Z.anbil. Si tratta di una figurina in terracotta raffigurante una dea che si stringe i seni, probabilmente Manzat la dea della pinguedine. Tali figurine raccolte in gran numero nelle vie della città venivano prodotte per procacciare una serena gestazione e un parto sicuro e una volta portato a termine il loro compito venivano spezzate ritualmente e gettate via. Il secondo oggetto invece, è un pomello in terracotta invetriata, decorato con il nome del fondatore del santuario  panelamico, il sovrano Untash Napirisha, in origine rinvenuto in un magazzino della ziqqurat ( torre alta) di Choga Zanbil, dove venivano adorate le divinità dell’Elam ed in particolare il dio patrono di Susa (Inshushinak) e quello patrono di Anshan (Napirisha), due delle capitali che formavano la confederazione elamita.
Tipica del periodo del Ferro III è la piastra guanciale a forma animale completata dal morso con terminali a voluta. Tali piastre guanciali a forma di cavallo erano in uso nel potente stato dell’Elam e compaiono in un rilievo, proveniente da Niniveh, databile al regno del sovrano assiro Sennacherib (VII secolo a.C.), che racconta un momento dello scontro elamico-assiro che culminerà nella battaglia del fiume Ulai sotto il regno di Assurbanipal.

Gli imperi.

Achemenidi. Gli Achemenidi, discendenti di Achemene (greco Achaimenes, persiano Hakhamanish), realizzarono nel VI secolo a.C. il primo grande impero iranico, multietnico e sovranazionale, esteso dall’Asia Minore all’Indo, poi conquistato nel 331 a.C. da Alessandro Magno. Essi diedero vita ad un’arte imperiale debitrice di elementi iranici, nomadici, mesopotamici, egiziani e greco-ionici, espressione del nuovo ecumenismo politico.
È soprattutto nei lavori in metallo che gli artisti iranici, nonché quelli attivi nelle numerose satrapie dell’impero, concorrono alla creazione di un linguaggio artistico composito. La classe dei contenitori per liquidi è estensivamente documentata da  phiale (bassi contenitori a base piatta) e da coppe in oro, argento o in bronzo, che rimandano sia alla cultura iranica sia all’arte dei paesi dell’impero.
La scultura delle collezioni statali illustra evidenti connessioni con la locale tradizione culturale e figurativa delle satrapie occidentali, che hanno restituito opere a carattere votivo, particolarmente diffusa in periodo persiano in Palestina, le cui tipologie più note sono il cavaliere e la figura femminile con bambini.
In Iran la produzione ceramica evidenzia la persistenza delle tradizioni locali, nella tipologia dell’olla monoansata con versatoio, documentata nel periodo del Ferro II (1000-800 a.C.) in Gilan ed ancora attestata in quello achemenide nella necropoli di Ghalekhuti in Dailaman (Iran settentrionale).
La gioielleria comprende lamine di rivestimento, bracciali, orecchini, collane pendenti realizzati in oro, argento o in bronzo, spesso decorati a soggetto zoomorfo riflettendo stili e tradizioni che rimandano all’arte iranica, nomadica, mesopotamica ed egiziana.
Alla morte di Alessandro avvenuta nel 323 a.C., il generale macedone Seleuco I (312-280 a.C.) ottenne la porzione orientale del vasto impero (Siria, Mesopotamia e Iran), fondando la dinastia dei Seleucidi sconfitti nel 247 a.C. dai Parti. L’arte del periodo, seppure sostanzialmente ellenistica, appare tuttavia caratterizzata dalla coesistenza della tradizione greca e di quella orientale.
Parti. I Parti o Arsacidi (seconda metà III secolo a.C. - III secolo d.C.) dalle genti di probabile origine scita, che abitavano nell’area sudorientale del Mar Caspio, intorno alla metà del III secolo a.C., sotto la guida di Arsace si impadronirono della Parthia (antica satrapia achemenide denominata Parthava); dal nome del fondatore della dinastia Arsace, sono noti anche come Arsacidi (persiano Ashkanian). L’espansionismo politico e gli interessi di natura economica connessi al controllo della Via della Seta, portarono a frequenti scontri con Roma, il crollo dell’impero nel 223 d.C.avvenne, tuttavia, ad opera dei Sasanidi.
La ceramica partica conservata nelle collezioni statali evidenzia l’accentuato regionalismo che caratterizza la produzione dell’altopiano, sviluppatasi in evidente continuità stilistica e formale con tradizioni iraniche locali più antiche, riferibili alle produzioni dell’Azerbaijan orientale (Iran nord-occidentale) e del Gilan (Iran settentrionale). All’orizzonte noto come ceramica di Ardabil (Azerbaijan orientale), la cui fase più antica si sviluppa dal III al II secolo a.C., sono riferibili gli esemplari realizzati in ceramica arancio-camoscio dipinta in rosso.
La produzione partica antica del Gilan,  dal III al I secolo a.C., annovera coppe a tre piedi e bottiglie monoansate, che continuano forme dell’età del Ferro. Significativa testimonianza dell’arte monumentale è offerta dal rilievo proveniente da Palmira (Siria centrale). In luogo dell’estetica naturalistica ellenistica, che predomina nella scultura dei secoli a.C., si affermano nei primi secoli d.C. l’eredità culturale semitica occidentale e quella iranica, esprimendo una concezione simbolica dell’opera d’arte, legata più alla sfera spirituale che non a quella del mondo reale, che predilige rappresentazioni statiche, caratterizzate, fra l’altro dal canone della frontalità.
In aggiunta alle tipologie già note in periodo achemenide, la gioielleria delle collezioni statali, documenta il torque (collare rigido) ed elaborate fibbie per cintura lavorate a giorno. La predilezione per le superfici policromi si riflette nell’impiego della tecnica cloisonné, documentata nell’arte siromesopotamica e nell’arte delle steppe eurasiatiche.
Sasanidi. I Sasanidi (III - VII secolo d.C.), dal capostipite Sasan, dinastia originaria della Perside (Iran meridionale) furono artefici dell’ultimo grande impero dell’Iran, poi sconfitto nel 642 d.C. dall’Islam arabo. L’impero esteso dalla Mesopotamia all’Asia Centrale e ai confini dell’India, divenne la nuova potenza mondiale del mondo antico spesso in conflitto con l’impero romano prima  e quello bizantino poi. L’arte sasanide ha conosciuto una straordinaria diffusione sia nell’occidente bizantino sia in Cina, lungo la Via della Seta, contribuendo infine in modo determinante alla formazione dell’arte figurativa dell’Europa e dell’Asia.     
Alcune classi di manufatti in bronzo mostrano legami con la più antica produzione dell’Iran occidentale e settentrionale (scettri, situle e spilloni con decorazione antropomorfa e zoomorfa). La più eloquente e significativa testimonianza dell’arte del periodo è, comunque, offerta dagli argenti: coppe, piatti, bottiglie, a soggetto regale e mitico-simbolico, utilizzati come strumenti di propaganda politica, doni o merci, destinati agli scambi e ai commerci. Fra le coppe si segnala l’innovativa e diffusa forma a navicella. Le rappresentazioni prediligono elementi associati al vino stesso e al repertorio dionisiaco (figure danzanti, elementi vegetali, volatili, felini). Grande diffusione nell’argenteria dei secoli VI e VII d.C. conobbe, inoltre, il modello a coppa ellittica polilobata, decorato soltanto sulla superficie esterna con soggetti antropomorfi, zoomorfi ed elementi vegetali.
Si menzionano anche le coppe (VI-VII secolo d.C.) in terracotta, definite magiche in quanto l’iscrizione e la rappresentazione del demone, tracciati all’interno, le rendono simili a talismani destinati a proteggere il proprietario dal male.
L’arte glittica privilegia l’effige regale associata a simboli divini, un distintivo repertorio a soggetto zoomorfo, spesso con creazioni fantastiche di tradizione iranica, e simbolico con monogrammi che rimandano all’arte delle steppe eurasiatiche. La produzione in vetro annovera anche coppe con decorazione a dischi rilevati, di eredità achemenide, e a nido d’ape che conobbero grande diffusione sia in occidente sia in oriente.
La gioielleria, in cui predominano le tradizioni mesopotamica, iranica e nomadica, si arricchisce con pregevoli esemplari (falere, cinture ad elementi multipli, guarnizioni) connessi alla bardatura del cavallo e del cavaliere.  
L’abbondante documentazione numismatica in oro, argento e bronzo spazia dalla rappresentazione dell’arciere achemenide sul recto, all’effige regale resa dapprima con il diadema a nastro della ritrattistica seleucide, più tardi con alto copricapo (kōlāf) tempestato di gioielli dei sovrani partici, concludendo con le elaborate e composite corone sasanidi, distintive di ciascun sovrano.
La gran parte degli oggetti presenti nelle collezioni del Museo provengono da mercato antiquario, donazioni e scavo.